L'Elettroerosione

 

L’elettroerosione può essere definito un processo di rimozione del metallo che, attraverso un elettrodo di polo opposto, attrae un campo magnetico il quale attiva delle scintille che andranno ad elettroerodere dei punti ben precisi.

Questa lavorazione è eseguita in un liquido dielettrico in condizioni accuratamente controllate, il quale funge da isolante, conduttore e refrigerante ed elimina le particelle di metallo asportate dal processo elettroerosivo.

La lavorazione mediante elettroerosione si effettua avvicinando un elettrodo al materiale da lavorare (dispositivo), il tutto in un ambiente riempito da liquido dielettrico. L’elettrodo viene alimentato con polarità positiva rispetto al pezzo in quanto il dispositivo caricato negativamente subisce un erosione superiore. Quando elettrodo e dispositivo sono sufficientemente vicini, tra i due si innescano delle scariche che erodono il pezzo in modo complementare rispetto alla forma dell’elettrodo.
Man mano che il dispositivo viene eroso, l’elettrodo viene fatto avanzare, fino al completamento della lavorazione.

L’importanza e la necessità di introdurre nel cavo orale dei manufatti protesici che possono avere fra i componenti implantari, la massima intimità, al fine di ottenere un dispositivo assolutamente passivo, cioè senza tensioni trasmesse agli impianti tramite le sovrastrutture avvitate che possono mettere a rischio l’ostiointegrazione. Questa è la volontà di ogni operatore che si appresta ad eseguire una riabilitazione tra più componenti implantari.

Le vari fasi di lavorazione (presa dell’impronta dei siti implantari, la preparazione del modello, la modellazione della struttura, la fusione e le eventuali saldature e finiture) non garantiscono minimamente un’adeguata precisione dimensionale (MISFIT).
Tale problema va a manifestarsi quando in quei dispositivi plurimplantari, l’odontoiatra, attraverso la prova di Sheffield, valuta l’assenza di passività su tutti i componenti implantari. Se dopo tale prova non risultassero intime al dispositivo tutte le aboutment sugli impianti, avvitando la struttura rischieremmo di obbligare i vari impianti ad uno spostamento sul piano verticale ed orizzontale, compromettendo l’ostiointegrazione oppure anomalie future sul dispositivo ultimato.

Oggi mediante il processo elettroerosivo è possibile correggere queste imperfezioni di allineamento del dispositivo in rapporto alle fixture, rendendo intimo l’accoppiamento della struttura senza alcuna possibilità di trasmettere alcuna tensione sugli impianti.

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